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Sindrome vertiginosa

ESERCIZI PER LA VERTIGINE CERVICALE

Si vogliono indicare delle strategie riabilitative per pazienti che soffrono di disturbi di tipo vestibolare sia di tipo primitivo che secondario. I disturbi che si vedono in pazienti che soffrono di patologia vestibolare di origine periferica sono vari ed includono una o più delle seguenti manifestazioni: nistagmo, vertigine, disturbi di fissazione dello sguardo, instabilità, atassia. Spesso associati   o forse causati da questi disturbi si trovano dei sintomi come aumento della tensione muscolare, stress, fatica, diminuzione della memoria e della capacità di concentrazione e perdita della forma fisica.

Di solito, anche senza nessun tipo di intervento, sia gli uomini che gli animali che sono andati incontro ad una repentina perdita della funzione vestibolare dopo un certo lasso di tempo dimostrano una compensazione spontanea che si verifica sia per cause comportamentali che fisiologche.

Dal punto di vista fisiologico la compensazione si verifica per un adattamento delle strutture del Sistema Nervoso Centrale (SNC) che sono restate intatte alla nuova situazione.

I processi di compensazione possono essere influenzati dalle esperienze che il paziente fa subito dopo la perdita della funzione. Questa compensazione può essere facilitata dall'esercizio fisico e dall'esposizione a stimoli visivi e/o somatosensoriali. Si è visto invece che il processo di compensazione può essere impedito dalla privazione degli stimoli visivi, dall'anestesia, da alcuni medicinali, e dall'immobilizzazione in apparecchio gessato degli arti inferiori.

Lo scopo della riabilitazione è quello di trovare un modo efficace per facilitare la compensazione spontanea da parte del SNC.

CONTROLLO POSTURALE IN POSIZIONE ASSISA E IN PIEDI

Le ricerche neurofisiologiche più recenti sembrano suggerire che il controllo posturale non è il risultato di riflessi vestibolospinali rigidi ed inalterabili, ma sembra piuttosto essere il risultato dell'interazione multipla degli inputs provenienti dal sistema muscoloscheletrico   sensitivo. Il controllo posturale ha la funzione di mantenere il baricentro corporeo all'interno della base di equilibrio formata dai piedi. Qualsiasi limitazione della forza, della mobilità articolare normale o della flessibilità impedisce al cervello di percepire i segnali che permettono gli aggiustamenti posturali normali ed impediscono ai pazienti di organizzare i movimenti richiesti per una normale compensazione.

Inoltre i pazienti con vertigine ed instabilità posturale tendono a compensare questi deficit adottando delle strategie motorie che minimizzano i movimenti della testa e del tronco e di conseguenza tendono a sviluppare delle algie muscoloscheletriche secondarie e che consistono in tensione muscolare, fatica, e dolori in regione cervicale.

ESERCIZI

I pazienti con perdita parziale o totale degli inputs vestibolari alterano il loro controllo posturale normale e mettono in funzione articolazioni che altrimenti saebbero lasciate a riposo: p. es. ricorrono a strategie motorie che richiedono l'uso dell'anca invece della caviglia (*).

Dal punto di vista comportamentale molti pazienti con patologia vestibolare tendono a rispondere a piccoli spostamenti del baricentro con movimenti dell'anca o facendo dei piccoli passi più che ricorrere alle normali strategie che comportano l'uso della caviglia.

Il trattamento di queste strategie errate comporta l'insegnamento di una corretta strategia motoria cercando il mantenimento dell'equilibrio in contesti e con compiti di difficoltà crescente.

Esempio: si fa ondeggiare il paziente a piedi nudi in avanti, indietro e di lato, con angoli crescenti e facendogli mantenere il corpo eretto (deve usare solo la caviglia mantenendo ferme anche e ginocchia). Successivamente il paziente dovrà usare le proprie caviglie in compiti più difficili: p. es. gli stessi esercizi su piani instabili di Freeman. Nei casi più difficili si può cominciare facendo appoggiare le spalle del paziente ad un muro per permettergli di ricevere ulteriori inputs propriocettivi.

COORDINAZIONE OCULO-CEFALICA E FISSAZIONE DELLO SGUARDO

Il riflesso oculo-vestibolare genera dei movimenti compensatori degli occhi in risposta a segnali provenienti dal vestibolo che comunicano l'accelerazione subita dalla testa. Questo riflesso serve a stabilizzare lo sguardo durante i movimenti del capo e si può realizzare mediante movimenti controllati degli occhi (risposte saccadiche e optocinetiche).

A causa della perdita della normale funzionalità di questo riflesso il paziente ha dei problemi a fissare lo sguardo durante i movimenti della testa e si lamenta di visione confusa.

ESERCIZI

Lo scopo degli esercizi di coordinazione oculo-cefalica è quello di migliorare la stabilizzazione dello sguardo durante i movimenti della testa, di permettere di seguire delle traiettorie con il movimento degli occhi raggiungendo una migliore modulazione delle risposte oculo-vestibolari.

Esempio:

1) Seguire delle traiettorie visive con la testa ferma.

2) Tenere lo sguardo fisso su di un oggetto immobile mentre il capo compie dei movimenti di velocità progressivamente crescente e decrescente.   In un secondo tempo il terapista agisce direttamente sulla testa del paziente regolandone la velocità.

3) Tenere lo sguardo fisso su di un bersaglio che si muove in fase con i movimenti della testa del paziente.

PERCEZIONE DEL MOVIMENTO

La percezione del movimento deriva dalla sensazione fornita da inputs direzionali ridondanti che normalmente si sommano indicando la direzione del movimento del corpo. La vertigine é la percezione di una sensazione motoria in un contesto stazionario. Essa si manifesta quando gli inputs sensoriali sono inadatti alle sensazioni motorie oggettive (*). La vertigine può essere associata o no od oggettivi movimenti del corpo come ondeggiamenti o cadute.

ESERCIZI

Lo scopo di questi esercizi è quello di adattare il SNC del paziente alla sensazione rifiutata e questo può essere ottenuto per mezzo della esecuzione e ripetizione di posizioni o movimenti del capo e del corpo che normalmente provocano la vertigine. Nella fase di valutazione occorre fare una lista dei movimenti che provocano il disturbo.

Esempio: Il paziente viene istruito ad esegure i movimenti da cinque a dieci volte due o tre volte al giorno. Durante la fase iniziale i movimenti vengono eseguiti sotto il controllo del terapista che assiste e rincuora il paziente; in seguito durante un periodo di tempo lungo da   quattro a sei settimane il paziente viene invitato ad eseguire i movimenti che devono diventare progressivamente più difficili anche da solo.