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Proloterapia

Prima di tutto è  importante comprendere che la parola “prolo” che deriva da proliferazione.

I legamenti sono strutture fortemente robuste e poco elastiche che hanno la funzione di congiungere due ossea formando un’ articolazione. I legamenti possono diventare deboli / lesionati per cui perdono la robustezza originaria per un inefficace guarigione.  Questo è principalmente causato dalla ridotta irrorazione sanguina che arriva ai legamenti e quindi dopo i traumi non guariscono bene. A complicare ulteriormente questa situazione, c’è il fatto che i legamenti sono ricchi di terminazioni nervose per cui quando una persona accusa dolore in quelle zone è perché i legamenti sono deboli, lassi e permettono movimenti anomali delle articolazioni. 

I tendini sono strutture anche loro elastiche fibrose che congiungono il muscolo all’osso. I tendini possono essere indeboliti o lesionati provocando dolore come i legamenti.

In “proloterapia” si utilizza una soluzione di glucosio ( zucchero e acqua) che viene infiltrata direttamente nel legamento o nel tendine che è attaccato all’osso. In questa area debole dopo l’infiltrazione di glucosio si verifica una reazione infiammatoria locale acuta con incremento dell’ irrorazione sanguina e il coinvolgimento dei fattori naturali della riparazione cellulare e quindi si verifica una “autoriparazione”.

La “proloterapia” si è affermata come un trattamento non chirurgico per la ricostruzione dei legamenti e il dolore cronico. La “Proloterapia” è una VERA soluzione del dolore senza chirurgia, senza farmaci ed infine senza riposo o inabilità lavorative.

In che condizioni può essere utile la “Proloterapia”?

Questo trattamento può essere di beneficio in numerosi disturbi dolorosi dell’apparato muscolo-scheletrico che includono artrosi, mal di schiena, dolori al collo, fibromialgia, discopatia del rachide, traumi sportivi, colpo di frusta rachide cervicale, sindrome di tunnel carpale, tendiniti croniche, lesioni parziali dei tendini, legamenti e cartilagini, dischi e ossa degenerati, artrosi e sciatalgia

Quanto tempo ci vorrà per terminare il trattamento?

Il successo del trattamento spesso dipende da diversi fattori individuali in particolare dalla risposta immunitaria durante la auto-guarigione. Alcune persone possono aver bisogno di due o tre trattamenti mentre altri necessitano di più sedute. Mediamente sono necessarie un minimo di 3 infiltrazioni a distanza di 4-6 settimane una dall’altra.

La  “Proloterapia” funziona? 

La “Proloterapia” è una terapia che necessita di un’adeguata infiltrazione mirata nelle zone lesionate o deboli. Se questa è eseguita correttamente, la probabilità di successo è eccellente.

In quali situazioni funziona bene la “Proloterapia”?

La “Proloterapia” funziona bene sul tutto l’apparato muscolo-scheletrico ma è mirata a due tipi di tessuti: tendini e legamenti

• Trauma distrattivo  - si tratta di un stiramento muscolo tendineo.

• Trauma distorsivo  - si tratta di uno stiramento di un legamento.

Quando mi può aiutare la proloterapia?

• Rachide Lombosacrale  - Lombosciatalgia e blocco del rachide lombare:  questa patologia è molto comune e la proloterapia  è VERAMENTE efficace come trattamento.

• Ginocchio  - Gonartrosi: questa problematica risponde benissimo alla proloterapia. In alcuni casi dopo 6 mesi si nota la ricostruzione cartilaginea in pazienti con gravi gonartrosi. Ottimi risutati si ottengono nei traumi sportivi del ginocchio in cui si è prodotta instabilità articolare a causa della iperlassità dei legamenti. Trattare legamenti lesi o lassi del ginocchio con la proloterapia è una soluzione non chirurgica che può produrre ottimi risultati.

• Caviglia- Distorsioni della caviglia. Le lesioni croniche della caviglia rispondono bene al trattamento proloterapico. Nei casi in cui l’attività sportiva è interrotta dalle distorsioni recidivanti l’atleta può riprendere la propria attività.

• Piedi– queste complesse strutture articolari sono ricchissime di legamenti e rispondono in modo eccellente alla terapia infiltrativa mirata alle strutture deboli.  Ottimo anche come terapia correttiva del piede associata ad una corretta rieducazione della postura.

• Rachide cervicale – molte persone hanno disturbi del rachide cervicale sia per origini degenerative o post traumatiche senza dimenticare i disturbi legati all’errata postura. Correggendo  le varie cause dell’instabilità di questa importante struttura ricca di legamenti,  si ottengono degli ottimi risultati. Molti pazienti trattati riferiscono di non soffrire  più di cefalea, mialgia, formicolio alle mani, ecc. ed infine non assumono più farmaci per il dolore.

• Gomito  - il disturbo di questa articolazione è spesso una patologia degli sportivi (epicondilite) che diventa un problema cronico in tutti sensi. Lo sportivo a volte abbandona lo sport per inabilità e insuccesso della terapia tradizionale.

• Polso e Mano  - queste articolazioni sono ricchissime di legamenti e tendini che possono diventare dolenti per cause traumatiche anche minime ma anche per fattori non traumatici come nell’artrosi degenerativa. La proloterapia funziona in modo eccellente anche in queste strutture come per esempio nella sindrome del tunnel carpale.

• Spalla – la spalla è un articolazione importante nelle sue strutture muscolo tendine. Quando una di queste strutture va incontro ai processi degenerativi o lesioni muscolo tendinee, la spalla diventa inabile con evidente deficit funzionale.  Spesso vengono prescritti farmaci anti infiammatori senza risolvere la causa del dolore. La proloterapia offre un ottimo trattamento non chirurgico alla spalla. La cuffia dei rotatori è spesso una patologia chirurgica che può essere oggi corretta con la proloterapia, se non ci sono lesioni complete o rotture che necessitano di trattamento chirurgico.

• Anca e Bacino – queste grandi articolazioni sono importanti perché spesso vanno incontro ai processi degenerativi che infine sbilanciano le strutture muscolo-tendineee legamentose di tutto il causando il dolore. Chiaramente anche qui è importante considerare e  correggere la postura. La proloterapia è efficace nel risolvere il quadro doloroso trattando la causa e provocando la autoriparazione.

Cervicalgia

La cervicalgie è l’equivalente della lombalgia a livello della colonna cervicale; uguale è la causa e simili sono le conseguenze. Entrambe sono dovute ad una compressione delle strutture nervose che ci sono all’interno della colonna vertebrale da parte dei dischi intervertebrali. Anche questo caso di solito l’approccio a questo problema consiste nel consigliare al paziente di stare a riposo, eventualmente di indossare un collarino morbido per alleviare la pressione sulla colonna e di prendere dei farmaci analgesici (i cosiddetti FANS come nimesulide salicilati o simili) e miorilassanti. Le manipolazioni vertebrali possono fornire un discreto beneficio, come pure tutte le tecniche che riducono la pressione sui dischi intervertebrali (pompages, trazioni e terapia fisica con correnti antalgiche). Molto utile può essere l’iniezione di cortisonico sulla radice nervosa che è stata schiacciata dall’ernia discale. La cervicobrachialgia acuta se non curata tende a guarire da sola in 3 mesi. La correzione posturale e le tecniche che tendono a far rientrare la protrusione discale (tipo Mc Kenzie) sono molto efficaci. Se il dolore dura per un periodo maggiore di tre mesi e non riceve beneficio da nessun tipo di approccio medico o fisioterapico può essere necessario ricorrere all’intervento (questo succede in un numero molto limitato di pazienti).

Lombalgia e la Lombosciatalgia

Durante lo sviluppo embrionale si crea una grandissima sovrapposizione nell’innervazione sensitiva delle varie strutture anatomiche. Di conseguenza diventa quasi impossibile per il cervello riuscire a distinguere quale sia la struttura lesionata che causa il dolore. Per esempio un danno a livello di un disco intervertebrale (protrusione, ernia) può essere percepito esattamente come se ci fosse un danno a livello muscolare o legamentoso. Il paziente non è in grado di distinguere quale sia la struttura danneggiata e gli esami (es. RMN) riescono a percepire solo alcune cose (l’RMN vede bene la lesione discale) è per cui quello che è veramente necessario è la visita di un medico ben addestrato nella cura di queste lesioni.

La lombalgia è il termine medico per indicare quello che popolarmente viene chiamato “mal di schiena” e vuol dire esattamente la stessa cosa. Questo sintomo è estremamente frequente e diffuso in quasi tutte le fasce di età. Può verificarsi dopo sforzi più o meno intensi, ma può anche insorgere senza evidenti cause scatenanti. Sia la lombalgia che la lombosciatalgia in una grande maggioranza dei casi sono dovute ad una compressione delle strutture nervose che ci sono all’interno della colonna vertebrale da parte dei dischi intervertebrali (i dischi intervertebrali sono degli ammortizzatori interposti fra una vertebra e l’altra, la loro funzione è di permettere il movimento fra le vertebre e di assorbire i colpi). Però ci sono anche altre strutture che potrebbero causare il dolore e il medico può cercare di discriminare tutte le strutture potenzialmente causa del dolore. L’approccio tradizionale a questo problema consiste nel consigliare al paziente di stare a riposo a letto e di prendere dei farmaci analgesici (di solito i cosiddetti FANS,abbreviazione di Farmaci Analgesici Non Stupefacenti, come nimesulide salicilati o simili) e miorilassanti. Questo appoccio, anche se ha una sua logica, viene considerato sempre meno adeguato alle esigenze moderne in cui vogliamo mettere i pazienti in condizione di riprendere l’attività nel modo più celere possibile. È ormai scientificamente accettato che nella lombalgia acuta la manipolazione vertebrale può essere rapidamente risolutiva; il massaggio e le terapie fisiche tradizionali (es. la TENS, abbreviazione inglese di Stimolazione Nervosa Elettrica Transcutanea), possono a loro volta essere indicate ma devono venire somministrate quando il paziente è in una fase dolorosa; non servono a nulla se usate a scopo preventivo. La correzione posturale e le ginnastiche che tendono a far rientrare la protrusione discale (tipo Mc Kenzie) sono molto efficaci. L’intervento di asportazione dell’ernia del disco può essere indicato quando ci sono evidenti lesioni nervose in atto, ma si tende a realizzarlo sempre meno se il disturbo è costituito unicamente dal dolore. L’infiltrazione peridurale con anestetico e cortisonico può essere rapidamente risolutiva nelle sintomatologie iperacute. La sciatalgia se non curata generalmente guarisce spontaneamente in 12-18 mesi.

Peridurali

Iniezioni epidurali di steroidi ed anestetico locale per la riabilitazione

In generale l’infiltrazione di una miscela di anestetico locale e di cortisonico viene usata per fornire al paziente un sollievo dal dolore più acuto che altrimenti andrebbe ad ostacolare una corretta riabilitazione. Non appena i pazienti sentono meno dolore, sono   in grado di riprendere le comuni attività (cosa che in tutti i più moderni protocolli terapeutici viene considerata essenziale) e di incominciare una graduale attività di ricondizionamento fisico che permette di ridurre il numero e l’intensità delle recidive dolorose.

Molte sono le patologie vertebrali che si giovano delle infiltrazioni peridurali; le più frequenti sono la lombalgia e la lombosciatalgia acute, la stenosi del canale midollare, l’ernia del disco, le conseguenze dolorose delle operazioni di asportazione di ernia discale ecc.

Procedura

Ci sono molti studi scientifici che dimostrano i benefici delle iniezioni peridurali per la lombalgia acuta e la sciatica acuta causata da lesioni dei dischi intervertebrali. Lo scopo dell’iniezione è di portare dei farmaci nella parte più interna della schiena dove alcuni tipi delle lesioni più serie che interessano i dischi intervertebrali possono causare una compressione o una irritazione dei nervi che vanno alla schiena o alle gambe nel caso della sciatica. Questi farmaci vanno a bagnare queste strutture con una soluzione diluita di cortisone (Kenacort ®) ed anestetico (Procaina) ottenendo così una riduzione dell’infiammazione, del rigonfiamento e quindi del dolore. L’iniezione viene praticata attraverso l’entrata del canale sacrale a livello dell’osso sacro ed è relativamente facile da eseguire perché nelle vicinanze non ci sono strutture che possono essere danneggiate. La procedura può essere tranquillamente portata a termine in ambulatorio e dopo l’iniezione occorre stare a riposo un paio di ore; l’unica precauzione è di recarsi in ambulatorio accompagnati da un’altra persona in quanto dopo la puntura le gambe potrebbere essere più deboli per un’ora e quindi è consigliabile non guidare. Indicazioni: Nella lombalgia acuta e nella sciatalgia acuta, quando il dolore è così intenso che il paziente non riesce a muoversi dal letto ed è costretto a prendere del cortisone per bocca, la peridurale è l’unica procedura terapeutica risolutiva, in quanto porta il cortisone nella zona infiammata. Effetti collaterali: Nella maggior parte dei casi non si verifica nessun fenomeno importante, ma durante l’esecuzione dell’iniezione si può avvertire un senso di peso in zona lombare e un temporaneo aggravamento del dolore sciatalgico (solo durante l’esecuzione dell’infiltrazione) che scompare subito dopo la fine della infiltrazione. Il giorno dopo ci può essere un arrossamento delle gote (di solito nelle donne) è causato dal cortisonico e scompare nel giro di 24 ore. Il beneficio ed il sollievo dal dolore può comparire subito dopo la fine della procedura ma può anche instaurarsi più gradualmente nel giro di qualche settimana. 

Infiltrazioni

L’infiltrazione consiste nell’iniezione di sostanza medicamentosa all’interno di un organo o di un tessuto. Per fare questo occorre un ago di lunghezza adeguata ed una siringa sufficientemente capiente. Diversi sono i liquidi che vengono iniettati e che a volte vengono mescolati fra loro: anestetici locali come procaina o lidocaina, cortisonici come triamcinolone, soluzione fisiologica che serve come diluente, soluzione glucosata al 25% nelle iniezioni sclerosanti. Molte sono le strutture anatomiche in cui si inietta secondo la patologia che affligge il paziente: le articolazioni quando sono infiammate (però se nell’articolazione c’è del liquido occorre toglierlo ed allora la procedura si chiama artrocentesi), le borse periarticolari (che sono i cuscinetti a sfere del corpo umano) e che a volte si infiammano, i tendini e i legamenti quando si infiammano o subiscono dei traumi, i muscoli quando al loro interno si formano i “trigger points” (vedi più sotto per sapere cosa sono i T.P.). Contrariamente a quanto alcuni pensano le infiltrazioni con cortisone generalmente non provocano effetti collaterali dannosi poiché il farmaco viene portato proprio nella zona infiammata e ne occorre una dose totale inferiore a quella che occorrerebbe per bocca. Ovviamente l’indicazione deve essere corretta e ci deve essere una infiammazione in corso! Occorre sfatare anche il mito per cui le infiltrazioni siano dolorose: con alcuni accorgimenti di solito non lo sono; le iniezioni sclerosanti sono invece generalmente abbastanza dolorose, ma vengono fatte in casi molto particolari.

Medicina ortopedica

Il termine di Medicina ortopedica venne introdotto una quarantina di anni fa da J. Cyriax per descrivere le tecniche diagnostiche e terapeutiche da lui applicate nella terapia di quelle affezioni comunemente chiamate con una quantità di nomi diversi come artrite, artrosi, reumatismi, reumatismo muscolare, entesite, mal di schiena, lombalgia, distorsioni, spalla gelata, stiramento, dolori, fibromialgia, nelle lesioni che comunemente si riscontrano nella medicina dello sport, e che lui riunì sotto la definizione di malattia o disturbo dei tessuti molli. Questi disturbi sono molto comuni ma spesso la loro cura é piuttosto trascurata e relegata alla periferia di altre specializzazioni ( come Ortopedia, Reumatologia, Fisioterapia, Neurologia, e almeno in Italia, la Terapia antalgica e le varie reflessoterapie ) che a causa della loro vastità e della serietà delle condizioni comunemente trattate sono portate a non tenere nella debita considerazione le lesioni dei tessuti molli in quanto non pericolose per la sopravvivenza. In realtà questo ampio ventaglio di disturbi dolorosi comprende una moltitudine di malattie distinte e distinguibili che se vengono correttamente diagnosticate permettono la formulazione di una rapida ed efficace cura, mentre se lasciate a se stesse persistono inalterate per settimane mesi o anni. Le lesioni dei tessuti molli sono in realtà una comune sorgente di dolore che può essere evitato. Purtroppo solo una piccola parte dei pazienti con queste affezioni riceve un trattamento adeguato poiché posssiamo osservare che in linea di massima i pazienti vengono divisi in due categorie: quelli che hanno lesioni radiograficamente rilevanti e quelli che non hanno lesioni radiografiche. I primi se hanno una lesione ossea rilevante come una frattura o una lussazione, ricevono un trattamento adeguato; i secondi invece vengono generalmente inviati al servizio di Fisioterapia dove ricevono varie specie di terapie "calde" o "fredde", massaggi, ginnastica, o altro a seconda degli usi locali. Ovviamente é possibile constatare qualche risultato per l'effetto rilassante, per l'azione riflessa, per l'effetto placebo e anche per la naturale tendenza dell'organismo a guarire; ma spesso i pazienti si cronicizzano e imparano ad accettare il loro disturbo come parte integrante della loro vita. E' molto comune, per esempio, che il paziente venga inviato in Fisioterapia con una generica diagnosi di Periartirite Scapolo-Omerale cosa che non potrà certo permettere di somministrare la più corretta terapia in quanto ognuna delle molteplici lesioni che possono interessare la spalla merita un trattamento specifico; non é possibile pensare che sia una tendinite del m. sopraspinato o del m.sottospinato, una borsite sottodeltoidea, una artrite post-traumatica possano ugualmente beneficiare dello stesso trattamento, p. es. di ultrasuoni. Per essere efficace il trattamento deve essere una appropriata risposta ad una manifestazione patologica ben individuata; un trattamento generico non può essere efficace, nelle altre specializzazioni questo é un dato acquisito da anni e anni, nessun Internista infatti si sognerebbe di somministrare antibiotici a un paziente febbricitante senza aver fatto una ipotesi diagnostica, o nessun Ortopedico ingesserebbe un paziente polifratturato da capo a piedi senza aver fatto una corretta diagnosi. E' certamente vero che negli ultimi 30 anni é nata e si é sviluppata una enorme quantità di ausili diagnostici anche molto sofisticati come la TAC, artrografie, artroscopie, ultrasuoni, vari tipi di esami ematochimici, sistemi computerizzati di diagnosi, banche dati e così via. Queste innovazioni tecnologiche sono utilissime nei casi appropriati, ma nella diagnostica delle lesioni dei tessuti molli al momento attuale queste tecniche non sostituiscono la visita medica che tuttora è il modo migliore per avere un ragguaglio sulla esistenza o meno di una tendinite, di una borsite, di una aderenza ligamentosa post-traumatica ecc. Il miglior mezzo diagnostico di cui disponiamo é un accurato esame obbiettivo, una diagnosi puntuale e una scrupolosa terapia manuale. Secondo Cyriax bisogna cercare di individuare con precisione estrema la struttura sofferente e quale sia nell'ambito della struttura sofferente il punto da trattare. Questo presuppone una buona conoscenza dell'anatomia e della fisiologia degli organi di movimento e dell'escursione articolare fisiologica di tutte le articolazioni; con opportune manovre standardizzate si valutano metodicamente tutti gli elementi costitutivi delle strutture affette e questo è quello che per l’appunto viene insegnato nei corsi didattici tenuti dal Dr. Ridulfo.

Trigger points

I “trigger points” (punti grilletto), sono delle parti dei muscoli che per ragioni non ancora ben chiarite diventano facilmente irritabili e che se stimolati provocano un vivo dolore.

Generalmente il paziente non percepisce che l’origine del suo dolore può essere nel muscolo e la diagnosi può essere fatta solo da un medico esperto in questo tipo di valutazione che palpando il muscolo interessato riesce a stimolare un fascio muscolare molto doloroso e che pare staccato dal contesto di tutti i muscoli. Facendo questa stimolazione si riproduce il dolore tipico del paziente.

In questo tipo di patologia non si osserva quasi mai un convolgimento delle articolazioni o dei tendini.

La cura consiste in una infiltrazione del punto doloroso con anestetico locale o con delle opportune tecniche di stiramento localizzato del muscolo malato (il cosiddetto stretch and spray).

Posturologia

La posturologia è la scienza che studia la posizione del corpo umano nello spazio. Nel corpo umano esiste un “sistema posturale” che viene informato della posizione del corpo da un gran numero di sistemi afferenti ed ha il compito di:

- lottare contro la forza di gravità e di mantenere la posizione eretta

- opporsi alle forze esterne

- situare il corpo umano nello spazio che lo circonda

- equilibrare il movimento, guidarlo e rinforzarlo

Per realizzare questi compiti l’organismo utilizza delle capacità e degli organi che cooperano per raggiungere lo scopo:

- gli esterocettori che ci posizionano rispetto al nostro ambiente (vista, udito, tatto)

- i propriocettori che danno la sensazione della posizione delle diverse parti del corpo rispetto all’insieme

- a livello cerebrale tutte le informazioni provenienti dagli esterocettori e dai propriocettori vengono elaborate per ottenere la corretta postura

Una postura scorretta può essere all’origine dei più diversi problemi che interessano i malati: dal mal di testa alle vertigini, dalla lombalgia alla dorsalgia, dalle tendiniti alle alterazioni posturali della colonna vertebrale.

Lo scopo della posturologia è di agire a livello eziologico (cioè sulle cause dei problemi) correggendo i difetti di convergenza oculare e i difetti di posizione del piede con delle opportune solette posturali.

Scelta della scarpa

Molta attenzione deve essere prestata alle scarpe osservando delle scarpe vecchie che vengono usate sia durante l’attività sportiva che delle scarpe di uso quotidiano. Questa ispezione ci può fornire importanti informazioni sulle anormalità della deambulazione e sui pattern di carico. La scarpa stessa infine, può essere la sorgente del problema. Una scarpa inadeguata ad un certo sport o ad un certo piede può contribuire o causare problemi non solo al piede ma a tutto l’arto inferiore.

La scarpa “ideale” per la corsa sarà certamente inadeguata per attività di gioco come lo squash o il tennis in cui gli scatti e i salti eseguiti comportano sollecitazioni completamente diverse per l’arto inferiore e la scarpa.

Occorre capire se la sintomatologia riferita dal paziente sia correlata oppure no alle condizioni della scarpa. E’ difficile in queste poche righe elencare tutti i casi in cui la scarpa può provocare danni e quali sono le correzioni da apportare all’attrezzo sportivo per cui citerò solo alcuni esempi macroscopici per poi rimandare i più curiosi a testi più competi o a professionisti preparati.

1: Si pensa che la scarpa più morbida sia più confortevole; generalmente questo è un errore perché la suola deve avere una rigidità sufficiente a proteggere la pianta del piede dagli insulti esterni e dai corpi estranei nella figura si vede il tipo di suola inadatto che deve essere evitato.

2: La tomaia deve essere abbastanza rigida e deve mantenere le sue caratteristiche inalterate nel tempo per sostenere il piede e la caviglia durante l’atto atletico. Quando la tomaia perde queste caratteristiche si deve cambiare la scarpa.

3: Il tacco deve essere sufficientemente rialzato rispetto alla pianta del piede soprattutto se ci sono problemi al tendine di Achille o alla fascia plantare.

Quando ci sono deformità (alluce valgo) o flogosi metatarso-falangee l’uso di scarpe che stringono il metatarso può essere un fattore di aggravamento. Le scarpe con avampiede largo permettono di alleviare la pressione sul metatarso e permettono alle dita del piede di allargarsi bene durante la corsa o la marcia. Ci sono in commercio anche delle ortesi di silicone che limitano l’impatto e la frizione articolare contro la scarpa.

Naturalmente sarà necessario limitare l’allenamento sportivo o addirittura sospenderlo. Dopo l’allenamento si potrà mettere del ghiaccio sulla parte dolorosa per 10’ mentre il piede viene tenuto alto.

Dolore Cronico

Quando si instaura un dolore cronico avvengono dei cambiamenti generalizzati in tutto il corpo umano, sia a livello della zona dolorosa che a livello cerebrale.

La terapia in questo caso diventa più complessa ma è sempre possibile fare qualcosa.

In particolare occorre agire a livello dei nervi sensitivi cutanei a livello del punto in cui emergono sulla cute (vedi sito www.ridulfo.com o www.neuroproloterapia.com) con delle infiltrazioni di glucosio più diluite, e a livello cerebrale occorre somministrare farmaci che annullino le alterazioni che si sono prodotte a livello della corteccia cerebrale.